Viva l’Italia!

Torno a casa dall’Università, accendo il computer, vado su Internet. Tutto come al solito. Solito giro di perlustrazione su Facebook e poi un’occhiata alle testate giornalistiche più importanti, giusto per tenermi aggiornata su ciò che accade in Italia e nel mondo. Lo faccio tutti i giorni, da anni. Eppure, nonostante sia parte della mia quotidianità, a volte mi pento di farlo. A volte, dopo il solito giro su Facebook e la solita occhiata alle testate giornalistiche, mi chiedo chi me l’ha fatto fare.

Mi ritrovo a vedere videoclip che spronano a complotti contro Halloween, definendola una sorta di festa del demonio, una sorta di richiamo di Satana, una sorta di modo per portare i bambini verso la perversione. E ripenso a quando, ormai più di dieci anni fa, il pomeriggio del 31 Ottobre si passava tutti insieme, con i miei compagni di classe, a casa della nostra amica che faceva il compleanno. Prendevamo i sacchi neri dell’immondizia, facevamo i buchi per le braccia, mangiavamo la sua torta e poi andavamo in giro per Seclì alla ricerca di dolci e caramelle. Non ricordo perversioni, demonio o magia nera. Ricordo risate, zucchero, felicità.

Mi ritrovo a leggere del concorso di ingresso nelle scuole di specializzazione di medicina, dei miei 12.000 colleghi che hanno risposto a qualche domanda per poter guadagnare uno di quei 3.500 posti in specializzazione. Penso ai miei professori universitari, che di specializzazioni ne hanno anche più di una. Penso ai sacrifici che io e i miei colleghi facciamo, che le nostre famiglie fanno per poter farci avere un pezzo di carta incorniciato nel giro di 6 anni (ad andare bene). Penso alle aule stracolme di studenti, ai ricorsi al Tar, alle pubblicità di avvocati dalla dubbia moralità il cui slogan è “Non hai superato il Test? Non disperarti per un diritto negato!” Peccato che c’è chi, per avere il “diritto” di studiare medicina, abbia studiato fino allo sfinimento. Peccato che c’è chi, nonostante ciò, studi per avere il 75% di possibilità di fare, da grande, il laureato in medicina disoccupato.

Mi ritrovo a leggere di Mare Nostrum che chiude i battenti. E ripenso a quando, un anno fa, scrivevo dei migranti che non riescono ad arrivare alle nostre coste, dei migranti che muoiono in mare, tentando di raggiungere l’Europa, vista come porto sicuro. Mi viene in mente la mia coinquilina, che di ritorno dalla sua attività di volontariato al poliambulatorio Caritas di Roma mi dice: “C’erano due bambini oggi, avranno avuto tredici anni, in condizioni pessime. Erano sbarcati in Italia da pochi giorni, c’era il terrore nei loro occhi. Abbiamo dovuto costringerli ad andare in ospedale…non ci vogliono andare mai, sono convinti che così saranno rispediti in patria…ma a loro le cure servono.” Ripenso al collegamento in diretta da Lampedusa che un anno fa ascoltavo mentre manifestavo con Amnesty International davanti a Montecitorio, ricordo le parole di chi era sul posto, a descriverci la distruzione che poteva vedere. E mi chiedo perché l’Europa debba essere una barriera e non un luogo di accoglienza.

Mi ritrovo a leggere di Stefano Cucchi e, onestamente, è la notizia che più mi fa male, che più mi colpisce nel profondo. “Vale, te lo ricordi Stefano Cucchi? Quel ragazzo che morì poco dopo essere stato messo in prigione per droga…cercalo su Google, sicuramente ci sarà qualche foto” “Oddio Dè, ma ci sono le foto dell’autopsia! Come ha fatto a ridursi così?” Ah boh, non ci sono prove. Ci sono segni di percosse, lividi sul corpo di Cucchi. Ma boh. Non ci sono prove. Tutti assolti. Tutti felici. E così, per caso, mi viene in mente il caro vecchio Faber, con il suo “Mi cercarono l’anima a forza di botte”. Ma si sa, Faber un po’ esagerava sempre. Non scherziamo, in Italia queste cose non succedono.

Chiudo la pagina di Internet. Spengo il computer. Vado a dormire. Ma un secondo prima di addormentarmi penso: è davvero questo il Bel Paese?

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Una risposta a Viva l’Italia!

  1. Gianni ha detto:

    Non voglio fare retorica. Dico che hai ragione. Dico che la mia generazione vi lascia una pessima eredità. Dico che voi siete migliori. Dico che spero e mi auguro il meglio per te, per la Vale, per voi ragazzi che non meritate questo scempio e che lo subite. Dico scusa, Dè

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