Figli d’Irlanda

Ho visto un film un po’ di tempo fa.
Parlava di una donna anziana, fervente cattolica e piena di vitalità. Per certi versi, mi ricordava mia nonna. Vedevo in quella anziana signora la stessa, irrefrenabile voglia di fare
che trovo in mia nonna e che ogni volta mi lascia basita.
La donna del film, però, ha una storia molto diversa.
La donna del film si chiama Philomena ed è irlandese.
Da giovane, viveva in un convento, insieme a tante altre ragazze come lei. Incinte, senza marito. Partorivano in convento, con l’aiuto delle suore, che concedevano ospitalità alle madri e ai loro figli in cambio di lavori per il convento stesso. Lavanderia, il lavoro più comune. Il più faticoso,per le mamme che avevano partorito fuori dal matrimonio. Faticoso, ma non l’unica punizione per loro: quella più grande era il poter vedere i propri figli solo per un’ora al giorno.
Philomena era una donna forte, che non si preoccupava dello sforzo fisico
ma che cercava di guadagnare i soldi necessari a pagare la libertà sua e di suo figlio e lasciare il convento. Lavorava tutto il giorno duramente in attesa di quei 60 minuti con il figlio. Finché, un giorno, suo figlio sparì, preso da una coppia che lo portò in America,
lontano dall’unica persona che componeva la sua famiglia. Adottato? No, venduto.
Non si diede pace, Philomena.
Riuscì a lasciare il convento dopo qualche anno,si fece una famiglia e poi ritornò lì,
a cercare il suo piccolo Anthony.
Ma nessuno sapeva nulla, nessuno sapeva dove il figlio fosse finito.
Per anni proseguì le ricerche, nella speranza di scoprire che quel bambino che aveva messo al mondo fosse felice.
Quella donna che ho visto nel film, purtroppo, non è un personaggio di fantasia.
Quella donna, quella storia, è ispirata ad una storia vera.
Perché, in Irlanda, fino a pochi anni fa, i bambini figli di ragazze madri sono stati venduti.
O peggio, lasciati morire. Mi ha fatto molto riflettere, questa storia.
Non tanto per la questione etica e morale dell’avere un figlio fuori da un matrimonio o per l’illegalità dell’aborto in Irlanda o per il ruolo che la religione ha in questo Stato: sono temi delicati e importanti, sui quali si potrebbe disquisire per ore.
Questa storia mi ha fatto pensare alla dignità di tutti quei bambini che, senza colpa alcuna, sono stati venduti e ai quali è stata negata la possibilità di ritrovare le proprie madri, puniti come se fossero figli del demonio.
Questa storia mi ha fatto pensare che la dignità di quei bambini fosse inesorabilmente schiacciata sotto un moralismo che (permettetemelo) è quanto di più finto possa esistere.
Perché negare ad un bambino la possibilità di crescere con la propria madre, in nome di un ipotetico atto punitivo nei confronti della stessa, non è morale: è crudele.

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