Giuro

“Dottoressa, mi mette una firma sul Giuramento di Ippocrate?”

L’ho fatto di fretta,non ho assaporato quel momento. L’ho preso come una delle tante formalità, una delle tante scartoffie da compilare per l’iscrizione all’Ordine dei Medici. Lo conoscevo già quel Giuramento, sapevo cosa dice, qual è il principio che ha spinto la sua stesura. Non mi è sembrato rilevante leggerlo punto per punto.Poi l’ho fatto a casa. E ho realizzato la cosa che per anni mi era sembrata scontata e banale: non si tratta solo di fare il medico, si tratta di essere un medico. 

Ho ripensato alla mia firma in fretta e furia un paio di giorni fa, quando ho letto sul web della morte di Mohammed Wasim Moaz, un mio collega appena 10 anni più grande di me. 

Lui, unico pediatra rimasto ad Aleppo, in Siria, ucciso da un bombardamento aereo nei pressi dell’Ospedale dove esercitava. Era questo quello che faceva Mohammed ad Aleppo, questa la sua missione: mettere a repentaglio la sua vita pur di aiutare dei bambini che hanno la sfortuna di vivere in un mondo terribile. 

Verrebbe da pensare che, in fondo, quello è il suo lavoro, che se si è sobbarcato tanti libri da studiare aveva un interesse grande per la medicina. Ma, fidatevi, mentre passi le tue giornate a imparare come si legge un elettrocardiogramma o quale farmaco va dato prima in caso di pressione alta, non pensi che, se dopo qualche anno dalla tanto agognata iscrizione all’Ordine dei Medici scoppiasse una guerra nel tuo Paese e ti trovassi a dover fronteggiare centinaia, migliaia di feriti, dovresti fare delle scelte, dovresti affibbiare un “codice nero” ad una persona che non respira, che in una situazione normale avresti cercato di rianimare, ma che, in quella circostanza hai il dovere di lasciar morire, perché ti farebbe perdere tempo ed energie che, invece, hai il dovere di canalizzare verso chi ha qualche possibilità di sopravvivere. Mentre studi come accorgerti in fretta di un tumore al colon o quando operare le vene varicose, non pensi che, se scoppiasse una guerra, dovresti decidere se salvare i tuoi pazienti o salvare te stesso. Non ci pensi.

Mohammed doveva sposarsi a breve, non vedeva i suoi familiari da 4 mesi e gli era stato consigliato di andare via da Aleppo per mettersi in salvo.

Ma è rimasto lì. Perché era un medico. E un medico non abbandona i suoi pazienti. Un medico non molla, un medico lotta. Un medico resta lì, a salvare il salvabile. Mohammed lavorava per Medici senza Frontiere. Si, lavorava. Tecnicamente, Mohammed è morto sul posto di lavoro.

E nel Giorno della Festa dei Lavoratori, quel giorno che qui a Roma tutti aspettiamo per il Concertone di Piazza San Giovanni, penso a lui. E alla mia fretta nel firmare il Giuramento di Ippocrate. Quel Giuramento che, forse, può dare un senso all’insensata morte di un medico che voleva solo aiutare dei bambini.

“Giuro di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale.”

Giuramento di Ippocrate,testo moderno

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Diritti umani e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...